Tutto mi piace

Sono convinto che le stroncature siano utili almeno quanto le buone recensioni. Tuttavia, mi ritrovo a scrivere sempre di cose che mi sono piaciute.
La spiegazione credo sia banale: scrivendo allungo il triste momento del commiato, quello in cui saluto il protagonista del film che ho amato o del libro che mi ha convinto. Mi accade lo stesso quando lascio la camera di un hotel nella quale sono stato bene: prima di uscire, lancio un ultimo sguardo che valga per sempre. E lo stesso mi sono trovato a fare con certi vini finiti e dei quali ho continuato a parlare per non lasciarli andar via, nella corruzione che il tempo infligge alla memoria.

Così, ora che ho finito di leggere Tutto mi piace di Roberto Bonzi, scrivo triste per aver dovuto salutare i personaggi che muovono questo romanzo e dei quali non saprò mai più nulla.
Roberto Bonzi non lo conosco da quasi venti anni. Non lo conosco perché non ci siamo mai incontrati di persona, ma è dai primi anni del secolo che, prima più intensamente poi sempre meno, ci siamo scambiati reciproche attenzioni leggendo in rete uno qualcosa dell’altro. Questo  è il terzo romanzo di Roberto e confesso qui di non aver letto i precedenti: peggio per me, dovrò dire.

Sapevo già che mi sarei imbattuto in una prosa precisa ed essenziale, e ho trovato felice conferma nella totale assenza di autocompiacimento. Oltre questo però ho scoperto anche un narratore capace di ordire trame profonde e complesse con grande semplicità. Ed è molto complicato elencare i temi d’attualità che Roberto Bonzi ha affrontato senza rischiare di far torto alla delicatezza che ha impiegato. Sono, questi che viviamo, anni che si potrebbero dire incompatibili con la rappresentazione letteraria: Tutto mi piace si ribella a questa cupa impressione e dimostra che non c’è epoca che si possa sottrarre alla nudità di una cronaca onesta.

La storia è confezionata con tecnica matura e impeccabile: il risultato è una tensione narrativa magnetica che, nella graduale concessione di informazioni cruciali, suggerisce una professionalità quasi cinica. Spero si intenda che questo vuol essere un complimento.
Un altro complimento riguarda un tema che mi è molto caro ma sul quale dirò pochissimo per evitare che chi leggerà questo post possa avere un’esperienza mutilata del romanzo. Bonzi, infatti, si cimenta in un esercizio che mi ha fatto compatire molti autori che prima di lui ci hanno provato. Mi riferisco all’impresa di rendere i pensieri di un bambino in modo credibile: forse una delle sfide più complesse per un autore. In Tutto mi piace avviene invece in modo straordinariamente verosimile e questo – lo scoprirà chi vorrà leggerlo – riguarda il romanzo di Roberto ben oltre l’ostacolo tecnico. Credo riesca a farlo solo chi scrive con tutto sé stesso.

 

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