Le guerre raccontate dagli animali

Immaginate per un attimo se a descrivere le scene di guerra in Ucraina non fossero gli uomini. Non i coraggiosi cronisti occidentali e neanche i cittadini che scappano dalle bombe. Pensate, invece, se a farlo fossero degli animali. Vi tranquillizzo subito: anche se ho trovato strazianti le immagini in cui le ho viste ritratte, non sono mosso in questo caso da un fanatismo animalista che mi fa dedicare attenzione alle povere bestiole ucraine e non ai bambini, le donne e gli uomini assassinati dall’esercito russo. Ho suggerito l’idea di guardare a quelle scene con l’occhio degli animali solo per poterne apprezzare compiutamente la totale insensatezza.

Poche settimane fa ho avuto l’occasione di presentare in una bella sala del Campidoglio il libro “Eroi bestiali” di Andrea Koveos, il cui sottotitolo è “Gli animali della guerra di Troia”. L’intuizione dell’autore, che è anche un mio caro amico, va al di là dell’intelligente espediente letterario. Koveos, infatti, non si è solo limitato a “riscrivere” epiche scene dell’Iliade e dell’Odissea ponendo gli animali che le animano in primo piano, ma ne ha offerto una interpretazione del tutto inedita in quanto “disumana”.
Potrebbe apparire banale rilevare che un animale viva un tradimento, un’attesa o una battaglia in modo diverso da un uomo, ma non è così. È tutto tranne che banale. Koveos riesce a spiegare che agli animali non sfugge il senso di alcune azioni dell’uomo perché sono in qualche modo limitati: questo per lo più avviene, invece, perché molte azioni dell’uomo sono del tutto sprovviste di senso.

Fa poca differenza quindi se a raccontare una storia siano i cavalli immortali di Achille o i cuccioli portati via nelle coperte da un palazzo in fiamme di Mariupol. Tutti questi riferirebbero l’unica cosa che conta: la follia dell’uomo, l’insensatezza della guerra.

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